venerdì, 06 febbraio 2009
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CONSIDERAZIONI PERSONALI SUI FILMATI VISTI RIGUARDANTI LA SHOAH


Trovare le parole per esprimere le sensazioni provate guardando i filmati che ci raccontavano le pene passate dalle vittime della Shoah di certo non è impresa facile.

Le mie comunque sono un misto di pena, vergogna, senso di colpa ed immensa tristezza.

La pena la provo guardando le vittime. Madri strappate ai figli, mogli divise dai mariti. Tutta quella gente che è stata costretta a “lavorare” e ad avere a che fare con i corpi di compagni meno fortunati che sopravvissuti qualche giorno in meno, sapendo che prima o poi sarebbe toccato a loro subire lo stesso trattamento. Lotte per un pezzo di pane, un si o un no dai quali dipendeva una vita. Tutta quella gente derisa, insultata, ma soprattutto (ed è la cosa che mi ha colpito di più) privata del proprio “io”; persone che diventavano solo corpi che camminavano, non erano più liberi di pensare, di parlare, di chiedere, addirittura non avevano neanche il diritto di avere un nome. Era una vera e propria distruzione psicologica oltre che fisica.

Vergogna e senso di colpa sono dovuti semplicemente al fatto di appartenere alla specie umana, che è stata in grado di organizzare e poi mettere in atto tutte queste cose senza neanche un cenno di vacillamento.

La cosa che mi domando è questa: può davvero la mente dell’uomo arrivare anche solo a pensare di uccidere degli altri uomini solo a causa della loro razza, colore o religione? E ciò che è successo può accadere di nuovo?

Beh, le risposte che mi passano per la mente non sono molto positive.

Mi piacerebbe tanto pensare e dire con apparente convinzione che il mondo e gli uomini sono cambiati e che ora tutto è diverso (ed ecco da cosa emerge la mia immensa tristezza). Ma so che farei la parte dell’illuso e che comunque sarebbero i soliti bei discorsi pieni di belle frasi dette solo per far colpo e non minimamente pensate. La risposta alla seconda domanda me la dà Primo Levi; egli infatti sostiene che se tutto questo “è accaduto una volta può accadere di nuovo”.

Mai parole furono più confermate dai fatti. Ancora oggi infatti abbiamo guerre, morti, dolore e distruzione. E dovuti a cosa? Anche se si dessero delle risposte a questa domanda non si troverebbero mai delle giustificazioni perché nulla giustifica la cessazione di una vita per opera di altri uomini, nessuno può decidere chi deve vivere e chi deve morire, solo Dio può farlo. Ma purtroppo l’uomo non cambierà mai, anzi, ci troviamo nella condizione in cui ormai dobbiamo sperare che rimanga così com’è e che almeno non peggiori anche se i segnali non sono confortanti.

Primo Levi diceva anche che ogni individuo dentro di sè possiede una “zona grigia”, cioè uno spazio intermedio dove la parte bianca (il bene) e la parte nera (il male) si incontrano e si equivalgono.

Beh, credo che i nazisti di allora, come anche molti uomini di oggi, la parte bianca devono averla persa da qualche parte.


Stefano Sangermano

V Es

06/02/2009

 


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categoria:esperienze
domenica, 12 ottobre 2008
Saggio breve tra il 1300 e l'attualità CaricasolePartendo dall'analisi della crisi della metà del Trecento, ecco ciò che ha scritto uno studente dei corsi serali rispondendo ad una traccia di riflessione assegnatagli. Clicca su documento allegato a questa pagina (in alto a sinistra).
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categoria:esperienze
domenica, 20 aprile 2008

Questo è la trattazione svolta dal signor Vito Murianni, studente della classe III meccanica del corso serale.

La traccia era: "Evidenzia gli aspetti principali del poema-cavalleresco in generale e nell’Ariosto. Sulla base della lettura antologica “Astolfo sulla luna” quali aspetti ti hanno interessato? Quali riflessioni possono rendere attuale la lettura odierna di questo brano?”


SVOLGIMENTO

Il poema cavalleresco ebbe un enorme successo nel Quattrocento. Nasce da due filoni di narrativa di origine medioevale. Il primo è quello epico-carolingio che si incentra sulle prodezze dei cavalieri di Carlo Magno. Il secondo è il romanzo bretone, che privilegia le storie di Re Artù e i suoi cavalieri. Mentre il filone epico-carolingio esprime i valori collettivi della cristianità, cioè la lotta contro i saraceni (la guerra santa), nel filone del romanzo bretone vengono celebrate le imprese del singolo cavaliere, impegnato alla ricerca di qualcosa di prezioso, come il Santo Graal, affrontando una serie di prove, caratterizzate da eventi magici e fantastici. In Italia, vengono ripresi i due filoni, e di essi viene fatta una sorta di fusione. Uno dei maggiori autori in Italia del poema-cavalleresco è stato Ludovico Ariosto. Con Ludovico Ariosto ci troviamo in pieno Rinascimento Italiano, tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento. La sua opera principale è il poema cavalleresco l’Orlando Furioso. Il poema è concepito come la continuazione dell’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo. L’Ariosto, pur riprendendo nel suo poema gli schemi dell’epoca medioevale, crea un’opera, l’Orlando Furioso tutta rinascimentale.

Dio è lontano dal mondo dei cavalieri ariosteschi, né negato, né discusso, semplicemente assente. I personaggi del poema si muovono senza chiedersi mai se le loro azioni corrispondono ad un disegno divino. Essi sono spinti solo dalla vitalità, dalle passioni dell’anima, e dai loro istinti. L’atteggiamento di Ariosto nei confronti dei propri personaggi è caratterizzato dall’ironia. Essa ha la funzione di smorzare sia i toni drammatici che quelli comici. L’ironia impedisce ad Ariosto di immedesimarsi negli eroi, lo induce a guardare il tutto in maniera distaccata ponendolo come portatore di saggezza e moralità. Egli esprime dei giudizi nei confronti dei suoi personaggi, ma allo stesso tempo è comprensivo, disposto a perdonare vizi e difetti, si rende conto della distanza che separa l’uomo reale, afflitto da passioni, desideri, follia, dal suo ideale umano.

Uno degli episodi più interessanti dell’intera opera dell’Ariosto è sicuramente quello di Astolfo sulla Luna. Il cavaliere si trova a dover compiere una delle imprese più importanti dell’intera vicenda, la discesa agli inferi e la successiva risalita al paradiso, da cui poi, grazie ai consigli di San Giovanni, raggiungerà la luna con lo scopo di recuperare il senno di Orlando, diventato pazzo a causa dell’amore che egli nutre per Angelica. Ariosto fa una descrizione del luogo dove si trova il cavaliere. Descrive tale luogo come una valle dove sono raccolte tutte le cose che vengono perse sulla terra. Non si tratta solo delle ricchezze e della gloria dei regni antichi, ci sono anche le lacrime e i sospiri degli innamorati, il tempo perso dagli uomini e i loro progetti mai realizzati. La maggior parte di questa valle è occupata da ampolle, le quali contengono il senno degli uomini perso sulla terra. Ariosto ironizza sul fatto che sulla luna ci sia del senno più del dovuto, invece è assente dove servirebbe di più, cioè sulla terra. Qualcuno il senno lo perde in amore, in ricchezza, in onori, altri nell’adulare i signori, altri ancora spendendo i propri soldi pagando indovini, astrologi e poeti. Astolfo rimane colpito di trovare anche la sua ampolla contenente parte del suo senno peduto e con il consenso di San Giovanni, annusa il suo contenuto recuperando il senno.

I temi trattati da Ariosto nelle sue opere mi appaiono di una straordinaria attualità perchè allora come adesso lui ci fa riflettere sulla condizione precaria dell’uomo. Nel brano di Astolfo sulla luna, dove vengono elencati i vari aspetti per cui l’uomo perde il proprio senno, sono i medesimi della società attuale. I valori effimeri di cui l’uomo si nutre sin dall’antichità sono a mio avviso i medesimi anche oggi. Ariosto esprime il concetto per cui i modi di perdere la ragione sono eterni e come furono un tempo saranno in futuro. La società odierna sembra alimentare sogni e illusioni, i mass-media, la pubblicità, la politica ci illudono, facendoci distogliere l’attenzione dai veri valori della vita. La gente ha sempre meno voglia di relazionarsi con gli altri con il cuore e spesso ne consegue la perdita della ragione. Sarebbe bello recuperare la propria saggezza in un posto chiamato Luna. L’uomo dovrebbe fermarsi a riflettere sull’attuale situazione e cercare di recuperare le ampolle di saggezza per potersi guardare ancora negli occhi e sperare in un futuro migliore. Uno dei motivi eterni preso in esame da Ariosto è quello che ci si innamorerà ancora e ancora magari perdendo il senno, ma se servirà questo sacrificio a poter vivere anche solo un attimo nella totale felicità allora… partiamo tutti sulla luna.

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sabato, 08 dicembre 2007
Secondo Pirandello, gli uomini recitano una parte, parte che viene loro attribuita dalla società man mano che noi cresciamo. Infatti, sin dalla nascita, ci viene impostata una "forma" che ci obbliga a rispettare delle regole e degli obblighi.

In tutto ciò, spesso, non ci riconosciamo.

Frequentemente vorremmo evadere da questi schemi in cui siamo ingabbiati.

Pirandello sostiene che gli uomini indossino una "maschera" che le regole sociali impongono. Maschera che noi stessi accettiamo ma in cui non sempre sappiamo riconoscerci.

Nicola Ricciardi - 1A Sirio (Corso serale ITIS Righi)

http://www.malledepandora.info/downloads/pirandello.jpg

Secondo Pirandello indossiamo una maschera che gli altri ci hanno attribuito. Ognuno di noi è combattuto da una parte dal vivere nel proprio intimo come ciascuno crede: dall'altra dal far parte di una esistenza fatta di convenzioni sociali, ruoli familiari e professionali, pregiudizi altrui. In questo tipo di esistenza lui stesso non si identifica, costretto ad adeguarsi per essere riconosciuto e accettato.
Pietro De Leonardis 1A Sirio (Corso Serale ITIS Righi)


Luigia D'Ippolito 1A Sirio (Corso Serale ITIS Righi)
Pirandello, sicuramente influenzato negativamente dalla sue personali, affermò nei suoi testi letterari il concetto che ogni uomo decide di indossare una "maschera" mostando agli altri solo quello che vuole mostrare o, peggio ancora, facendo vedere a coloro guardano solo quello che vogliono vedere. Pirandelo sosteneva che l'uomo spesso non indossa una "maschera" scelta da lui, bensì una scelta da coloro con i quali entra in relazione. Ciò indurrebbe gli uomini a "recitare" la parte della maschera indossata, costringendoli ad una vita vuota e falsa, ma soprattutto triste.
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categoria:esperienze, italiano e storia
lunedì, 19 novembre 2007
IN QUESTO TESTO UNO STUDENTE SPIEGA QUALI MOTIVAZIONI LO HANNO SPINTO A TORNARE A SCUOLA E COSA SPERA DI REALIZZARE AL TEMINE DEL CORSO SERALE.

Quando ero ragazzino, la scuola non mi andava molto a genio.
Facevo spesso "filone" e studiavo poco. Ho frequentato fino al primo superiore nella medesima scuola dove mi trovo oggi; dopo essere stato bocciato due volte lo stesso anno, ho preferito lasciar perdere per andare a lavorare.

Oggi ho venticinque anni, e quando ricordo il tempo in cui ero ragazzino e non mi piaceva la scuola, penso di essere stato davvero stupido. Non capivo le opportunità che la scuola potesse dare, non capivo perchè i miei genitori si mettessero così contro la mia scelta di abbandonare. Non capivo perchè ero stupido, e stupidamente pensavo che la vita anche senza scuola sarebbe stata facile. Così non fu, e più il tempo passava, e maturavo, più mi pentivo della mia scelta. Ma orgoglioso com'ero, rimanevo sui miei passi, non volevo darla vinta ai miei genitori; anche se sapevo che avevano ragione, mi illudevo nella speranza che le cose sarebbero andate meglio.

Ho cambiato tanto lavori in quasi dieci anni, ho fatto il muratore, l'imbianchino, lavori subacquei, il giardiniere e infine il falegname e restauratore, che è il lavoro al quale mi sono appassionato di più, e che però appunto, vorrei coltivare solo come hobby nel tempo libero, perché ho altre ambizioni. La mia idea è di diventare veterinario, per questo mi sono iscritto alla scuola serale, nella speranza che una volta diplomato potrò andare all'università.

So che mi aspettano anni di studio e sacrifici, ma penso di poter riuscire a vincere questa sfida. E' una sfida con me stesso; non ho niente da dimostrare a nessuno, tantomeno ai miei genitori, solo a me stesso.

La mia ancor breve esperienza di vita mi dice che con un po' di volontà si può arrivare ovunque.

Se quando ero ragazzino non mi interessava avere un diploma, ora invece voglio di più, già sarà una grande vittoria per me se mi conquisterò questo diploma.

Ora la scuola e lo studio mi interessano moltissimo, può sembrare assurdo, ma è così.

James Edward Pack
studente 1A corso serale Itis Righi di Taranto

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domenica, 21 ottobre 2007
"La mia vita per i più poveri"


Nella nostra scuola si è tenuta una conferenza con la dottoressa Chiara Castellani il giorno 8 ottobre 2007. La dottoressa proviene dal Congo, più precisamente da Kimbau, un paesino piccolissimo, che sulle carte geografiche è difficile da trovare.
La dottoressa Chiara Castellani ha illustrato la situazione in cui si trovano le persone che vivono in quei luoghi. Lì hanno bisogno di tutto: di medicine, di cibo, di volontari.
Ha parlato di un ospedale che è riuscita a mettere su quando lei è andata lì. Si è trovata davanti delle strutture fatiscenti; ora è riuscita a mettere su qualcosa di più grazie all'arrivo della corrente elettrica e dell'acqua che è arrivata il 14 ottobre del 2006. Quando lei partì all'inizio della sua carriera era ginecologa, solo che in quei posti, costretta dalla guerra, ha dovuto imparare a fare il chirurgo e non solo. Sostiene una scuola di infermiere con le donne del posto e l'aiuto e il sostentamento di Rita Levi Montalcini che finanzia la scuola ma solo le donne hanno questa possibilità. Ci ha fatto vedere delle diapositive che mostrano le difficoltà che hanno per spostarsi sia l'inverno, con la stagione delle piogge, sia l'estate con il terreno secco. Poi ha mostrato alcune foto di donne del posto che stanno per diventare infermiere e hanno tantissima voglia di imparare. Anche se le difficoltà sono tante, loro studiano. Ha parlato di un suo collega, il dottor Richard, che l'aiutava nelle operazioni; purtroppo lui è stato ucciso e non è stato trovato neanche il corpo. Ora lei con la sua grinta e tenacia porta avanti delle battaglie contro la malattia provocata dalla mosca del sonno, grazie anche al contributo della squadra dell'Inter che le ha donato le bandiere neroazzurre con le quali sono state costruite delle trappole per attirare la mosca.
Inoltre ha spiegato i danni provocati dal sapone al mercurio. Esso ha l'effetto di schiarire la pelle delle donne di colore, ignare delle conseguenze negative a cui vanno incontro. Infine è intervenuto Paolo Moro, volontario che affianca la dottoressa Castellani nella sua lodevole missione a favore della sfortunata popolazione congolese.
Siamo usciti da scuola e mi sono sentita umanamente più ricca e consapevole di ciò che accade in altri paesi meno privilegiati di noi.

Giovanna Pandolfo
1A corso serale
Itis Righi di Taranto
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martedì, 18 settembre 2007
Il corso serale dell'Istituto "A. Righi" organizza la lettura settimanale in lingua inglese del testo teatrale "Pygmalion" di George Bernard Shaw, che verrà portato in scena presso il teatro Orfeo di Taranto la mattina di sabato 2 febbraio 2008 alle ore 9,15.

Per informazioni sulla lettura pomeridiana settimanale gratuita e per la prenotazione del biglietto dello spettacolo musicale del costo di 9 euro rivolgersi alla segreteria dell'Istituto, telefonando allo 0994791011.
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martedì, 04 aprile 2006
Testo di Pietro Giannotta (I A, Corso serale Istituto Righi di Taranto)
 
Che cosa è il podcasting ?
 
La parola podcasting nasce dalla fusione di due parole: “iPod” e “broadcasting”. La parola “iPod” significa lettore mp3. Si tratta della ormai comune pendrive con la caratteristica aggiuntiva, oltre alla memoria, di avere un display attraverso il quale si possono selezionare i file mp3.
Gli stessi possono essere ascoltati con dei comunissimi auricolari. I file mp3 sono brani audio in formato digitale compressi, cioè occupano poco spazio nelle memorie delle pendrive.
La parola “broadcasting” significa: trasmissione di informazione da un apparato trasmittente verso più apparati riceventi in maniera unidirezionale.
Quindi il podcasting altro non è che un file audio in formato mp3, scaricabile da internet, che può essere ascoltato tramite gli iPod in qualsiasi momento e per quante volte vogliamo.
In italia il podcasting è ancora una novità, ma comunque possiamo già trovare nei vari siti, fra l’altro, notiziari, audiolibri e addirittura corsi di lingua.
In pratica grazie al podcasting, possiamo ascoltare il notiziario quando siamo liberi di farlo o gustarci un libro che ci viene letto. Possiamo sfruttare il podcasting anche per imparare una nuova lingua ascoltando le lezioni e le conversazioni preregistrate.
Per realizzare il podcasting non bisogna essere dei tecnici specializzati. Lo si può fare con: un computer connesso a internet, un microfono e un software dedicato reperibile in maniera gratuita. Poi possiamo creare il nostro sito internet nel quale andremo a mettere, a disposizione dei visitatori, le nostre registrazioni.
Creare un sito internet, fino a pochi anni fa, era difficile. Bisognava conoscere il linguaggio macchina HTML e soprattutto lo spazio web occupato aveva un costo.
Oggi, grazie alla continua evoluzione di internet che si “apre” sempre più verso le persone meno “tecniche”, possiamo creare il nostro sito in maniera semplice e senza sopportare spese economiche.
Oltre a questo sta nascendo l’internet 2.0 che avrà tra le sue caratteristiche principali una maggiore interattività. In pratica questa novità garantirà un controllo sui cambiamenti che subiscono le pagine web. Sarà possibile, per esempio, impostare in un motore di ricerca un particolare argomento a cui siamo interessati per poi essere avvisati in tempo reale ogni qual volta, nella rete, si parla di quell’argomento.
Internet fa sempre più parte della nostra vita, qualche volta agevolandola, qualche volta no. Ci agevola quando unisce i popoli lontani, quando ci da una “risposta” completa ed esauriente, quando ci fa compiere delle operazioni stando tranquillamente a casa. Ma allo stesso tempo ci bombarda di informazioni delle quali, a volte, non ne conosciamo l’attendibilità. Inoltre ci porta ad una vita sempre più sedentaria e quindi sbagliata. Sta a noi cercare di moderarne l’uso in modo da sfruttare solo la positività che internet ci offre.
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venerdì, 03 marzo 2006
Il 20-01-06 nella nostra scuola (RIGHI) c'è stato un incontro con la dottoressa CHIARA CASTELLANI, un medico che lavora in un ospedale a Kimbau nella Repubblica democratica del Congo.
Ci ha messo al corrente delle varie difficoltà che ha dovuto affrontare per poter operare in quella zona. Le maggiori difficoltà sono: la mancanza di energia elettrica, la mancanza di acqua e di comunicazione.
E' l'unico medico che opera in una vasta zona di savana per una popolazione di centomila abitanti. Ha a disposizione un unico mezzo, un fuoristrada, utilizzato come ambulanza. Causa la mancanza di strade adeguate, è stata vittima di un incidente in cui ha perso il braccio destro.
Nonostante la sua invalidità continua a operare con l'aiuto di un'equipe medica creata da lei,con le persone del posto. Cura gratuitamente le persone più povere perchè nella Repubblica del Congo il servizio sanitario è a pagamento quindi queste persone non si possono permettere tale servizio. Ciò che mi ha colpito quel giorno è stata la totale normalità dimostrata dalla dottoressa nel fare il suo lavoro,nell'aiutare i bisognosi e di sentirsi una di loro. Mi sono sentito"totalmente inutile"ascoltando il suo discorso mentre ci mostrava delle fotografie fatte a donne e bambini con gravi malattie. Leggevo negli occhi di quelle persone il bisogno di aiuto.
Non dimenticherò mai quel momento. Vedere quelle fotografie ha creato una ferita incredibile nel mio cuore.
Ringrazio Dio per l'esistenza di persone come la dottoressa Castellani che,grazie alla loro opera umanitaria, mi fanno capire cosa vuol dire amare il prossimo.
 
 
Salvatore Esposito
Corso serale ITIS  Righi
1°A Sirio
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martedì, 07 febbraio 2006
INFANZIA IN AFRICA
 
Testo di Pietro Giannotta (I A, Corso serale Istituto Righi di Taranto)
follereau1L’A.I.F.O. (organismo non governativo di cooperazione sanitaria internazionale) nasce nel 1961 ispirata al pensiero e alle opere di Raoul Follereau .
R.F. nasce in Francia nel 1903 studioso di diritto e filosofia si fa notare come poeta, giornalista e conferenziere.
Nel 1935, seguendo, come inviato speciale per conto del giornale “la Nacion” il missionario Charles De Foucauld incontra un villaggio di lebbrosi nella Costa D’Avorio. Questo evento gli cambia la vita. Inizia a girare il mondo promuovendo opere di solidarietà raccogliendo fondi a favore dei lebbrosi. Nel 1954 istituisce “la giornata mondiale dei malati di lebbra” celebrata tuttora in 150 Paesi. Dai suoi insegnamenti e dai libri che ha lasciato sono nate molte organizzazioni che portano il suo nome. L’AIFO si ispira alla sua opera.
Si legge nel documento “Infanzia in Africa” a cura del Dipartimento Medico Scientifico Aifo che in Africa ad un numero esiguo di personale sanitario, corrisponde un numero molto elevato di malati. Continuando nell’articolo si apprende che ogni anno, nel mondo, circa 3 milioni di bambini muoiono per problemi insorti durante la gravidanza o durante il parto, più di 4 milioni muoiono prima di compiere un mese e altri 6,5 milioni prima del quinto anno. Nella seconda metà del ventesimo secolo, nel mondo, la situazione è migliorata tranne che nell’Africa subshariana dove la situazione è rimasta invariata.
Nel 1980 il tasso di mortalità infantile in Africa rispetto all’Europa  era di 4,3 volte più alto. Nella situazione attuale  è di 7 volte più alto, quindi la situazione è notevolmente peggiorata.
Per ogni bambino che muore altri 20 sopravvivono ma con disabilità. Le cause più comuni di disabilità nei bambini in africa comprendono: malnutrizione spesso associata a infezioni e anemia, mancanza di assistenza sanitaria durante il parto. Un caso emblematico e quello della carenza di iodio. Per ridurre questa carenza, si legge continuando nel documento, basterebbe fornire alle famiglie africane del sale iodato. Le vaccinazioni per la prevenzione delle malattie tra cui tubercolosi, poliomielite, difterite, pertosse, tetano e morbillo hanno, in un primo momento, avuto un effetto di riduzione delle malattie stesse. Ma i tagli effettuati alla spesa sanitaria, legate alla crisi del debito estero, hanno ridotto le percentuali di copertura dei vaccini con conseguenze immaginabili. Nella parte finale del documento si apprende che ogni anno nel mondo ci sono 500.000 nuovi casi di lebbra dei quali il 10% interessa i bambini.
 
6126_125596496_13172Il 20 Gennaio 2006 si è tenuto un convegno nella nostra scuola e noi, alunni del serale, abbiamo avuto l’opportunità di esserci.
In questa occasione abbiamo conosciuto la dottoressa Chiara Castellani ed alcuni dei suoi collaboratori. La dottoressa, membro dell’AIFO, presta servizio di volontariato come chirurgo in Kongo, e precisamente in un villaggio chiamato Kimbau. La dottoressa ci ha mostrato molte fotografie e ci ha raccontato alcune vicende, cercandoci di trasmettere il significato della sua opera. Devo dire che mi sono commosso guardando quelle foto di bambini malati , tornato a casa dopo il congresso, ho abbracciato mio figlio in una maniera “particolare” pensando quanto siamo fortunati. Auguro alla dottoressa di riuscire nel suo intento e di riuscire a trasmettere ai sui collaboratori la sua stessa “forza” in modo da continuare nella sua opera.
postato da: bigsbunch alle ore 22:19 | Permalink | commenti
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