domenica, 20 aprile 2008

Questo è la trattazione svolta dal signor Vito Murianni, studente della classe III meccanica del corso serale.

La traccia era: "Evidenzia gli aspetti principali del poema-cavalleresco in generale e nell’Ariosto. Sulla base della lettura antologica “Astolfo sulla luna” quali aspetti ti hanno interessato? Quali riflessioni possono rendere attuale la lettura odierna di questo brano?”


SVOLGIMENTO

Il poema cavalleresco ebbe un enorme successo nel Quattrocento. Nasce da due filoni di narrativa di origine medioevale. Il primo è quello epico-carolingio che si incentra sulle prodezze dei cavalieri di Carlo Magno. Il secondo è il romanzo bretone, che privilegia le storie di Re Artù e i suoi cavalieri. Mentre il filone epico-carolingio esprime i valori collettivi della cristianità, cioè la lotta contro i saraceni (la guerra santa), nel filone del romanzo bretone vengono celebrate le imprese del singolo cavaliere, impegnato alla ricerca di qualcosa di prezioso, come il Santo Graal, affrontando una serie di prove, caratterizzate da eventi magici e fantastici. In Italia, vengono ripresi i due filoni, e di essi viene fatta una sorta di fusione. Uno dei maggiori autori in Italia del poema-cavalleresco è stato Ludovico Ariosto. Con Ludovico Ariosto ci troviamo in pieno Rinascimento Italiano, tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento. La sua opera principale è il poema cavalleresco l’Orlando Furioso. Il poema è concepito come la continuazione dell’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo. L’Ariosto, pur riprendendo nel suo poema gli schemi dell’epoca medioevale, crea un’opera, l’Orlando Furioso tutta rinascimentale.

Dio è lontano dal mondo dei cavalieri ariosteschi, né negato, né discusso, semplicemente assente. I personaggi del poema si muovono senza chiedersi mai se le loro azioni corrispondono ad un disegno divino. Essi sono spinti solo dalla vitalità, dalle passioni dell’anima, e dai loro istinti. L’atteggiamento di Ariosto nei confronti dei propri personaggi è caratterizzato dall’ironia. Essa ha la funzione di smorzare sia i toni drammatici che quelli comici. L’ironia impedisce ad Ariosto di immedesimarsi negli eroi, lo induce a guardare il tutto in maniera distaccata ponendolo come portatore di saggezza e moralità. Egli esprime dei giudizi nei confronti dei suoi personaggi, ma allo stesso tempo è comprensivo, disposto a perdonare vizi e difetti, si rende conto della distanza che separa l’uomo reale, afflitto da passioni, desideri, follia, dal suo ideale umano.

Uno degli episodi più interessanti dell’intera opera dell’Ariosto è sicuramente quello di Astolfo sulla Luna. Il cavaliere si trova a dover compiere una delle imprese più importanti dell’intera vicenda, la discesa agli inferi e la successiva risalita al paradiso, da cui poi, grazie ai consigli di San Giovanni, raggiungerà la luna con lo scopo di recuperare il senno di Orlando, diventato pazzo a causa dell’amore che egli nutre per Angelica. Ariosto fa una descrizione del luogo dove si trova il cavaliere. Descrive tale luogo come una valle dove sono raccolte tutte le cose che vengono perse sulla terra. Non si tratta solo delle ricchezze e della gloria dei regni antichi, ci sono anche le lacrime e i sospiri degli innamorati, il tempo perso dagli uomini e i loro progetti mai realizzati. La maggior parte di questa valle è occupata da ampolle, le quali contengono il senno degli uomini perso sulla terra. Ariosto ironizza sul fatto che sulla luna ci sia del senno più del dovuto, invece è assente dove servirebbe di più, cioè sulla terra. Qualcuno il senno lo perde in amore, in ricchezza, in onori, altri nell’adulare i signori, altri ancora spendendo i propri soldi pagando indovini, astrologi e poeti. Astolfo rimane colpito di trovare anche la sua ampolla contenente parte del suo senno peduto e con il consenso di San Giovanni, annusa il suo contenuto recuperando il senno.

I temi trattati da Ariosto nelle sue opere mi appaiono di una straordinaria attualità perchè allora come adesso lui ci fa riflettere sulla condizione precaria dell’uomo. Nel brano di Astolfo sulla luna, dove vengono elencati i vari aspetti per cui l’uomo perde il proprio senno, sono i medesimi della società attuale. I valori effimeri di cui l’uomo si nutre sin dall’antichità sono a mio avviso i medesimi anche oggi. Ariosto esprime il concetto per cui i modi di perdere la ragione sono eterni e come furono un tempo saranno in futuro. La società odierna sembra alimentare sogni e illusioni, i mass-media, la pubblicità, la politica ci illudono, facendoci distogliere l’attenzione dai veri valori della vita. La gente ha sempre meno voglia di relazionarsi con gli altri con il cuore e spesso ne consegue la perdita della ragione. Sarebbe bello recuperare la propria saggezza in un posto chiamato Luna. L’uomo dovrebbe fermarsi a riflettere sull’attuale situazione e cercare di recuperare le ampolle di saggezza per potersi guardare ancora negli occhi e sperare in un futuro migliore. Uno dei motivi eterni preso in esame da Ariosto è quello che ci si innamorerà ancora e ancora magari perdendo il senno, ma se servirà questo sacrificio a poter vivere anche solo un attimo nella totale felicità allora… partiamo tutti sulla luna.

postato da: mttarallo alle ore 15:31 | Permalink | commenti
categoria:esperienze, italiano e storia