Testo di Pietro Giannotta (II A, Corso serale Istituto Righi di Taranto)
SMART DUST
Definita dal Pentagono “la tecnologia strategica dei prossimi anni”, la “polvere intelligente” , così viene chiamata, è composta da una miriade di computer microscopici.
Per la produzione della smart dust la DARPA (Defence – Advanced – Reserch – Projects – Agency), ramo scientifico del Ministero della Difesa Statunitense, si è rivolta al dipartimento di ingegneria elettronica e informatica di Berkeley.
Gli scienziati di quest’ultimo sono riusciti a racchiudere nel volume di circa un millimetro quadro sensori elettronici, processori, radiotrasmettitori e alimentatori elettrici.
La polvere intelligente si mimetizza negli ambienti dove viene posta. I singoli elementi, una volta entrati in azione, si collegano fra loro in rete. Uno di loro ha il compito di gestire i contatti con il mondo esterno, mentre un “sistema” automatico elimina dalla rete i componenti guasti.
Grazie a queste tecnologie, la smart dust trasmette ad appositi satelliti che sono in ricezione suoni, temperature, movimenti captati nell’ambiente circostante.
La componentistica di costruzione è basata sui MEMS (micro – electro – mechanical – systems).
Si tratta di componenti elettro-meccanici che possiedono capacità di calcolo. Sono corredati di sensori di temperatura, microfoni, nasi per captare movimenti e parti meccaniche generate con tecniche di nanorobotica, cioè con robot miniaturizzati.
Per quanto riguarda l’alimentazione elettrica si stanno sviluppando tecniche che consentiranno di ottenere l’energia necessaria dalla luce solare e dai campi magnetici generati dalle linee elettriche.
La DARPA sostiene che nelle applicazioni militari la polvere intelligente “diventerà la primaria fonte di superiorità nei sistemi di armamento.”
Infatti una volta cosparsa nel territorio nemico può essere usata come “spia”. Ma anche nel civile ci sono applicazioni della smart dust. Infatti, gli scienziati hanno cominciato ad usare il pulviscolo per la difesa dell’ambiente utilizzandola come sentinella antinquinamento.
Anche la prevenzione degli incendi trae giovamento da questa nuova tecnologia. Grazie alla caratteristica di “sensore di temperatura” si può avere un monitoraggio continuo sulle foreste garantendo interventi di spegnimento tempestivi. Infine nella “home automation”, ovvero in una sorta di casa intelligente, la polvere “spalmata” sui muri con la vernice, consentirà di regolare luci e temperature.
A questo punto mi pongo una domanda: “ma dove andremo a finire?”. Ci danno il contentino di farci firmare le autorizzazioni sulla privacy in continuazione, quando magari sono anni che ci “spiano”. Nella speranza che ciò non accada mai guardiamo al futuro con ottimismo e magari con un pizzico di diffidenza.

